Fabio Meloni

Se l’ospedale piange, il territorio non ride

Pubblicato da Fabio Meloni su Ottobre 9, 2007

Quello che segue è l’editoriale del numero 9 di Consultadodici - newsletter della Consulta Socio Sanitaria del Municipio XII - in uscita nei prossimi giorni.

E’ del periodo ferragostano la notizia che il Dipartimento Emergenza e Accettazione del S. Eugenio è stato declassato dal II al I livello. Scarsissima l’informazione in merito, fatta eccezione per qualche trafiletto tra la seconda e la terza settimana di agosto nelle cronache locali di alcuni quotidiani. Il declassamento del DEA comporta la soppressione delle prestazioni specialistiche legate all’emergenza e avrà come probabile effetto un sovraccarico di altri DEA di secondo livello presenti in città. In pratica, la corsa delle ambulanze proseguirà dal S. Eugenio al S. Camillo. Il territorio del XII Municipio perde un servizio importante ma, in realtà, è l’intero quadrante sud ovest della città a subire il colpo. La Consulta Socio Sanitaria, all’inizio di settembre, ha lanciato una petizione popolare per chiedere alla Giunta Regionale di rivedere la sua decisione; il Municipio XII ha espresso preoccupazione per il declassamento del DEA ed anche la ASL RM C ha tentato di opporsi al provvedimento, ma sinora non si è ottenuto alcun risultato, mentre fonti attendibili parlano di impresa disperata, se non impossibile.

Nessuno dubita del fatto che la sanità laziale sia in condizioni, soprattutto economiche, pressoché tragiche. Debiti per miliardi di euro, carenze strutturali preoccupanti, sprechi un po’ ovunque, gestione irrazionale, inefficace ed inefficiente di molte risorse. Nessuno ha l’impudenza di opporsi ad un piano di rientro che non può che essere, vista la situazione, di lacrime e sangue e che, prevedibilmente, mancherà in parte gli obiettivi. Ma se questo è vero, per quale motivo la maggior parte delle ASL non ha ancora messo in atto quelle iniziative (week hospital, presidi per le cure primarie, RSA, ospedali di comunità) che rappresentano una risorsa strategicamente fondamentale di fronte alla necessità di deospedalizzazione e, quindi, di risparmio? Per quale motivo, invece, con una sanità pubblica sull’orlo del baratro, nascono e vengono generosamente finanziati - nonché pubblicamente convenzionati - nuovi enormi centri privati dotati di centinaia di posti letto come, ad esempio, il nuovo Policlinico di Trigoria annesso al Campus Biomedico? Se le parole d’ordine sono risparmio e razionalizzazione perché tutto si riduce ad un taglio dei posti letto che riguarda unicamente la sanità pubblica? Nella logica - e nella pratica - del piano di rientro, ci sono troppi buchi neri che i cittadini – ma forse non solo i cittadini – fanno fatica a capire. E quando si fa fatica a capire, quando nessuno spiega - perché non sente il dovere di farlo - quando il profumo dell’ottimismo comincia a diventare fastidioso olezzo di propaganda nascono inevitabili sospetti. La lettura dei giornali, d’altronde, lascia poco – o molto - spazio all’immaginazione: i sindacalisti, implacabili, accusano i direttori delle ASL di fare i furbi; questi, a loro volta, piangono miseria e accusano i politici di scarso senso pratico – di essere, cioè, o buoni a nulla o capaci veramente di tutto – ma gli stessi politici, in modo inimitabile, sparano nel mucchio di quei manager che loro stessi hanno scelto, lamentandone inefficienze e inoperosità. Nello scaricabarile quotidiano l’unico elemento di stabilità sono i nomi dei protagonisti: sempre gli stessi. Una noia mortale, un vero attentato – questo si – alla salute pubblica. Al di là della propensione cabarettistica di alcuni dei protagonisti, però, i fatti sono altri e, di solito, non riempiono lenzuolate di giornali. Nel distretto XII della ASL RM C non esiste una RSA ma sopravvive, invece, il relativo progetto che viene fatto e disfatto da almeno quindici anni: Penelope a confronto era una dilettante; il SERT accoglie i tossicodipendenti, come terremotati, nei container; l’unico Consultorio (per quasi 200.000 abitanti) è in condizioni strutturali disperate; non si riesce ad aprire un servizio per i disabili adulti; lo screening mammario – oramai sospeso con modalità poco chiare - è un fantasma che non ha mai prodotto né dati né rapporti attendibili, cioè controllabili e verificabili; ci sono poliambulatori ancora non accessibili alle persone disabili (ma anche alle donne incinta o agli anziani); il presidio integrato di cure primarie – quello che avrebbe dovuto essere una delle prime “Case della salute”, orgoglio e vanto, a parole, del Ministro Turco – non viene finanziato dalla Regione: in questa palude, a cui è sconosciuta persino la dinamicità delle sabbie mobili che, perlomeno, talvolta qualcosa la ingoiano, l’unica novità di rilievo degli ultimi anni – regnante, cioè, Lady ASL - è stata l’apertura di un nuovo Consultorio, peraltro a mezzo servizio. Al di là di tutti i proclami e degli scambi di accuse quotidiani secondo copione, questa è la realtà. La delusione e la frustrazione incombono; le elezioni regionali non ancora, ma il commissariamento è alle porte.

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